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L’imitazione come forma di comunicazione nello sviluppo tipico e atipico

29 Luglio 2019

Il ruolo più conosciuto e studiato dell’imitazione è quello svolto all’interno dei processi di apprendimento, ma questo, è solo una delle numerose funzioni dell’imitazione.

Questa, infatti, è un mezzo attraverso il quale gli esseri umani stabiliscono precocemente le loro prime interazioni sociali (Meltzoff & Moore, 1992): attraverso l’imitazione i bambini fanno esperienza degli ingredienti che vanno a formare ogni tipo di comunicazione, come l’attenzione all’altro, la sincronia, l’alternanza del turno e la condivisione e questo avviene molto prima che essi riescano ad utilizzare il linguaggio in modo fluente ed automatizzato.

Questa forma di imitazione è ancora relativamente poco studiata, anche se ad oggi l’interesse verso questa sta notevolmente crescendo. In particolare, recentemente è stata studiata la funzione comunicativa dell’imitazione nei bambini con sviluppo tipico dimostrando che, nei primi 4 anni di vita, i bambini imitano per parlarsi.

L'imitazione reciproca di azioni semplici e familiari rappresenterebbe dunque una forma di comunicazione tra coetanei antecedente alla comparsa del linguaggio funzionale.

Molti autori hanno condotto ricerche indagando il ruolo svolto dall’imitazione rispetto allo sviluppo tipico del bambino: i risultati hanno evidenziato correlazioni significative tra le abilità imitative e lo sviluppo di abilità cognitive, linguistiche, la capacità di cooperazione, l’empatia e la capacità di condivisione affettiva.

Anche le capacità simboliche risentirebbero in modo importante dello sviluppo dell’imitazione e a cascata anche le abilità di gioco e del linguaggio (Piaget, 1945). Diversi autori hanno riportato che nello sviluppo tipico l’imitazione contingente da parte dell’adulto è associata all’acquisizione della comunicazione verbale del bambino.

L’imitazione, dunque, costituirebbe un elemento chiave precursore delle abilità cognitive e socio-comunicative. Pertanto, l’imitazione è stata ampiamente studiata, in tutte le sue forme, nei bambini con Disturbo dello Spettro autistico (ASD), un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da deficit persistenti a carico della comunicazione e dell’interazione sociale e da condotte, interessi e/o attività ristretti e/o stereotipati.

Poiché le capacità di imitazione costituiscono un importante predittore per la successiva acquisizione del linguaggio, e più in generale delle abilità socio-comunicative nei bambini con ASD, l’imitazione è uno dei comportamenti target più importanti dei programmi di intervento precoce per favorire lo sviluppo delle abilità socio-comunicative.

Sappiamo, infatti, quanto le difficoltà nello sviluppo della comunicazione, verbale e non verbale, costituiscano una barriera critica all’apprendimento, all’adattamento sociale e alla vita indipendente per questi bambini.

Alcuni autori sottolineano che l’imitazione reciproca (training che alterna imitare ed essere imitato) sia utile nel promuovere e supportare le abilità comunicative dei bambini con ASD in un momento evolutivo in cui non dispongono del linguaggio verbale (utilizzerebbero quindi l’imitazione) promuovendone di conseguenza la comparsa. 

Studi recenti hanno suggerito che l’utilizzo dell’imitazione reciproca, come strategia all’interno dell’intervento precoce, è correlato alla maturazione della comunicazione verbale e non verbale nei bambini con ASD.

Sono stati ideati dei training imitativi che consistono nella stretta alternanza tra l’imitazione delle azioni del bambino da parte del terapista, allo scopo di aumentarne l’attenzione sociale, e la successiva proposta al bambino di azioni da imitare allo scopo di ampliarne il repertorio di azioni e l’apprendimento.

Tali training, denominati training di imitazione contingente o reciproca sono caratterizzati da sincronia, alternanza del turno e condivisione di un tema, ingredienti alla base dei processi comunicativi, e appaiono utili allo scopo di promuovere le abilità comunicative e sociali dei bambini con ASD soprattutto nei bambini non verbali.

Pertanto, l’imitazione reciproca è stata riconosciuta come intervento per facilitare l’insorgenza delle abilità comunicative verbali e non verbali nei bambini con autismo.

SCRITTO DA:

Ilaria Balzano

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