ARTICOLI

Il linguaggio del bambino: aspettare o intervenire?

6 Febbraio 2019

Il linguaggio è un’abilità cognitiva fondamentale per l’essere umano perché gli consente di trasmettere e ricevere informazioni, stabilendo un’interazione con l’altro attraverso simboli verbali e non. Ogni bambino ha un suo preciso percorso di crescita e quindi sviluppa il linguaggio secondo i propri tempi; tuttavia esistono delle tappe che si possono individuare nello sviluppo delle competenze linguistico-comunicative.

Già alla nascita il bambino comunica attraverso il pianto e sviluppa una preferenza per la voce materna. Intorno ai 3-6 mesi inizia a seguire lo sguardo, a sorridere alle persone conosciute e a produrre vocalizzi con cui esprime i suoi stati d’animo. Verso i 6-8 mesi invece, compare la lallazione canonica, ovvero la ripetizione di sillabe uguali (ad esempio, ba ba ba, ma ma ma): questo è un importante indicatore predittivo per il successivo sviluppo linguistico.

La lallazione poi si modifica e il bambino impara a ripetere sillabe con consonanti diverse (ad esempio, ba ma pa). Maturano in seguito le abilità motorie ed articolatorie grazie anche alle nuove esperienze alimentari e con il tempo il bambino inizia ad usare i gesti in modo funzionale.

Molto spesso ascoltiamo frasi come: «aspettiamo che inizi l'asilo poi vediamo come va», «non parla ma capisce tutto», «secondo me è pigro, quando vuole lo dice».

All’età di un anno circa compaiono le prime parole e il linguaggio viene usato in modo intenzionale; fino ai 18 mesi il bambino ampia gradualmente il suo vocabolario (a 18 mesi in media conosce 50 parole). Dopo questo periodo si sviluppa una fase identificata con l’esplosione del vocabolario, perché il bambino diventa più consapevole e impara nuove parole più rapidamente (a 24 mesi in media conosce circa 150/200). Un aumento del lessico determina poi lo sviluppo della morfosintassi; inizia la fase combinatoria in cui il bambino unisce due parole insieme per poter comunicare (ad esempio mamma, nanna). Successivamente, intorno ai 30/36 mesi, il bambino impara moltissime parole nuove, amplia la sua struttura frasale e comincia a inserire anche articoli o pronomi.

Verso i 4 anni il linguaggio dovrebbe essere abbastanza strutturato, anche se possono essere assenti ancora alcuni suoni più complessi (come i gruppi consonantici). È fondamentale monitorare queste tappe di sviluppo linguistico del bambino e intervenire quando necessario, senza rimandare o aspettare a lungo: ogni momento è necessario per crescere ed apprendere.

Ci sono tuttavia alcuni fattori di rischio tra i 18 e i 30 mesi che possono far ipotizzare un possibile ritardo di linguaggio, questi sono:

– livello di comprensione basso;

– uso dei gesti ridotto;

– numero di parole inferiore a 50 a 24 mesi circa;

– assenza della combinazione di almeno due parole.

In questi casi è consigliabile rivolgersi ad uno specialista e non attendere oltre. Ad esempio, la Logopedista, attraverso il colloquio con la famiglia, l’osservazione diretta del bambino e l’utilizzo di test standardizzati, può essere di aiuto per i genitori con consigli ed attività centrate sul bambino. Inoltre, attraverso un percorso personalizzato è possibile prevenire ulteriori difficoltà linguistiche che potrebbero presentarsi successivamente.

 

SCRITTO DA:

Dott.ssa Giulia Ustali

Logopedista, Libera Professionista, Laureata all’Università degli Studi di Siena nel 2014.

Massaggio infantile
: un dono prezioso per genitori e bambini
ARTICOLI 20 Febbraio 2019
La gestione e controllo del diabete in età pediatrica
ARTICOLI 30 Gennaio 2019
Perché gli alert automatici di Camillo non pesano sugli asili
ARTICOLI 23 Gennaio 2019
Lo sviluppo del linguaggio
ARTICOLI 21 Gennaio 2019

Vuoi saperne di più?

Chiedi a Camillo!






Contattaci

scrivi@camillo.online

· numero verde 800 035 850

Powered by inspira