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Diritti dell’infanzia: le quattro categorie fondamentali

3 Gennaio 2019
Photo by Tina Floersch on Unsplash

Etimologicamente, il termine “infanzia” deriva dal latino infans che significa “colui che non parla“. Questa nozione si è evoluta molto attraverso i secoli e culture diverse, per andare a definire finalmente ogni essere umano dalla nascita fino all’età adulta come bambino. Ma questa concezione di infanzia era ancora troppo ampia e la maggiore età variava da una cultura all’altra.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989 definisce più precisamente il termine “bambino”:

"un bambino è un essere umano di età inferiore ai diciotto anni”

L’idea, attraverso questa definizione e tutti i testi riguardanti il ​​benessere dei bambini, è che il bambino è un essere umano con diritti e dignità. Ciò che fondamentalmente caratterizza il bambino è la sua giovinezza e vulnerabilità: un futuro adulto che non ha ancora i mezzi o la comprensione adatta per difendersi da solo

Quindi, il bambino deve essere l’oggetto di particolare interesse e protezione: è in questa prospettiva che sono stati adottati testi specifici che proclamano la protezione del bambino e i suoi diritti.

I diritti dei bambini furono già riconosciuti dopo la 1a guerra mondiale, con l’adozione della Dichiarazione di Ginevra, nel 1924. Il processo di riconoscimento dei diritti dei bambini è poi continuato grazie all’ONU, con l’adozione della Dichiarazione dei diritti dei bambini nel 1959.

Ma il vero e proprio riconoscimento del minore e dei suoi diritti diventa reale solo il 20 novembre 1989 con l’adozione della Convenzione internazionale sui Diritti dell’Infanzia, che è il primo testo internazionale giuridicamente vincolante che riconosce tutti i diritti fondamentali del bambino.

I diritti dei bambini sono infatti diritti umani, che proteggono il bambino in quanto essere umano. E sono infatti costituiti dalle stesse garanzie fondamentali dei diritti umani:

– Non-discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

– Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

– Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

– Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

I diritti dei bambini sono quindi stati adattati specificamente perché tengono conto della sua fragilità, delle sue specificità e dei suoi bisogni.

Per questo tengono conto della necessità di sviluppo del bambino, che può avvalersi del diritto di vivere e di svilupparsi fisicamente e intellettualmente tramite l’accesso ad un’alimentazione appropriata, alle cure necessarie, all’educazione, ecc.

Implicando la necessità di protezione, questi diritti considerano il carattere vulnerabile del bambino, e gli garantiscono un’assistenza particolare e una protezione adeguata alla loro età e al loro grado di maturità

Quindi, i bambini devono essere giuridicamente e legalmente sostenuti nello stesso modo in cui devono essere protetti dallo sfruttamento del lavoro, dal rapimento e dai maltrattamenti, ecc.

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Team Camillo

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